Rigenerazione urbana, tra piazze e urbanistica tattica

Piazze, slarghi, “non luoghi”: un vuoto da riempire per creare relazioni umane

Troppo spesso si pensa all’architettura solo in relazione a edifici, ponti, monumenti, tutti elementi tridimensionali che si affiancano l’un l’altro andando a configurare le nostre città. Quello che molto spesso dimentichiamo e diamo per scontato è il vuoto che si crea tra questi. Che si parli di vicoli, grandi viali, giardini o piazze, si tratta di elementi essenziali per vivere in modo piacevole e funzionale la vita urbana diventando palcoscenico della vita quotidiana, in grado di cambiare adattandosi al tempo e all’utilizzo che ne viene fatto.

Sono in particolare le piazze a dare maggiori possibilità d’innovazione e cambiamento, costituendo una tela bianca su cui immaginare soluzioni più disparate che possono letteralmente far rivivere interi quartieri.
La progettazione di una piazza è complessa e sono tanti gli elementi da considerare. Il primo tra tutti è sicuramente il contesto.
Potremmo trovarci, ad esempio, di fronte a uno spazio libero in un tessuto già consolidato ricco di edifici storici di alto pregio; in questo caso si potrebbe optare per un intervento conservativo, che mantiene un profilo basso rispetto alle quinte circostanti in modo da valorizzarle e non metterle in secondo piano, oppure si potrebbe preferire un intervento totalmente diverso caratterizzato da colori e le linee moderne in forte contrasto con il resto.



Potremmo invece inserirci in un progetto di espansione urbanistica in cui da zero viene costituito un piccolo tassello di città, fatto di edifici residenziali e non, progettati in un nuovo reticolo urbano fatto di strade, viali aree verdi e piazze. In questo caso si ha la possibilità di immaginare svariate proposte progettuali. Potremmo per esempio frazionare il parterre in più aree funzionali; un’area più dinamica e di passaggio, una più rilassante con sedute ombreggiate da alberature, un’area destinata al pubblico più piccolo, attrezzata con giochi. Nel caso di una piazza inserita in un contesto del genere si ha anche maggiore libertà di scelta dei materiali. Pietra, legno, cemento possono mescolarsi in un pattern unico che nella migliore delle ipotesi potrà anche ospitare aree verdi o specchi d’acqua.



Allargando le nostre vedute e concependo la piazza in un senso meno tradizionale, possiamo trovare nuovi contesti anche in aree abbandonate che un tempo erano ad utilizzo privato. Spesso nelle nostre città si nascondono edifici dismessi di vario genere, che per anni rimangono bloccati nella memoria storica in cui sono nati senza riuscire a riemergere nel presente. Sono molti gli interventi che stanno rendendo questi fabbricati protagonisti di una vera e propria rigenerazione.
Reinventing Cities ad esempio è un bando internazionale promosso da C40, giunto quest’anno alla sua terza edizione, che prevede la riqualificazione di siti dismessi e degradati da destinare a progetti di rigenerazione ambientale e urbana, nel rispetto del principio di sostenibilità, andando ad affrontare sia il tema del recupero urbano che l'urgente necessità di cambiamento nel modo in cui le città sono progettate e costruite in risposta all'emergenza climatica.
Roma, insieme ad altre 11 città leader a livello mondiale - Bologna, Bristol, Houston, Izmir, Lione, Phoenix, Milano, Montréal, Napoli, San Francisco e San Paolo - ha deciso di partecipare e per questa terza edizione sono 2 le aree proposte per questo processo di rigenerazione: l'ex Stabilimento di Mira Lanza, un’area interna al parco Archeologico dell'Appia Antica, utilizzata in passato per l'estrazione di basalto per attività ferroviarie e il complesso di Via Vertunni, sede di aziende produttive, commerciali e direzionali, nel quadrante est della Capitale.

Il secondo elemento essenziale da considerare è sicuramente il pubblico da cui la piazza verrà vissuta.
Ogni piazza, come ogni architettura, vive in risposta a ciò che in essa viene fatto. Una vecchia linea del tram può diventare un bellissimo parco lineare, come nel caso del Precollinear Park a Torino, un mattatoio dismesso può tornare in vita come museo dedicato all’arte contemporanea, come il museo MACRO Testaccio a Roma e un vuoto urbano, sopravvissuto alle nostre città contemporanee così densamente costruite può costituire uno spazio di incontro, un’oasi di quiete per rilassarsi da soli e leggere un libro, un’area ricreativa per bambini, una zona di tranquillità per la pausa pranzo.



Ci sono poi tutte quelle situazioni in cui gli spazi, perimetrali o contigui ad aree sensibili come scuole e ospedali, siano costantemente presi d’assalto dalle automobili costringendo i pedoni ad una costante attenzione, allerta e un continuo districarsi tra ostacoli. In questo caso per velocizzare un processo di pedonalizzazione si può intervenire con l’urbanistica tattica, un progetto che permette di trasformare aree della città in oasi urbane coloratissime, migliorandone socialità, vivibilità e sicurezza.



Al giorno d’oggi, è sempre più chiaro come gli spazi cittadini debbano essere pensati più in funzione dei pedoni che delle automobili: ce lo richiede un mondo in affanno dal punto di vista ecologico e una visione d’insieme che riesca a mettere al centro dell’attenzione il benessere fisico dei cittadini.


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