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Cos’è l’architettura ?

Un excursus storico per tentare di definire l’architettura

Cos’è l’architettura?

Questa è la domanda delle domande a cui non vi è una risposta assoluta. Saggisti, scrittori, architetti, ognuno ha donato e tutt’ora dona un significato diverso all’architettura e al mondo che gira attorno a essa, che può essere definita: arte, professione, cultura, sapere, sentimento. Un definizione corretta sarebbe dunque alquanto riduttiva, ma nonostante tutto cercheremo di passare in rassegna tutti gli elementi che tendono a darle forma e dunque sostanza.

Già dall’antichità, per Vitruvio, l’architettura era l’unione di tre categorie, la solidità (firmitas), la funzione (utilitas) e la bellezza (venustas). Solo l’unione di queste categorie poteva portare alla creazione dell’architettura; poiché se fosse mancata la bellezza si sarebbe parlato di edilizia, se fosse mancata la funzione e dunque l’utilità si sarebbe parlato di scultura e senza la solidità ci sarebbe stata solo inutilità e forma.

Importante è unire a questi concetti il rapporto uomo-spazio fisico poiché l’architettura modifica e ha modificato sin dagli uomini delle caverne l’ambiente fisico in relazione alle esigenze funzionali e qualitative dell'uomo. E’ dunque impossibile poter discernere il concetto puro di architettura escludendo fattori estetici, simbolici e funzionali.


Nel 1400 oltre all’architettura, viene data rilevanza alla figura dell’architetto che non è più l'operarius medievale, ma come affermò Leon Battista Alberti è colui che “saprà attraverso la mente, la ragione e l’animo creare quelle cose che saranno con dignità, utili all’uomo”. Dal 1500 iniziano ad esserci due modi di intendere e fare architettura: uno con l’istituzionalizzazione del lessico architettonico e l’altra attraverso la scoperta e la curiosità in tale ambito. Arrivati al 1600 l’architettura inizia a fondersi con la società, la psicologia e l’uomo arrivando nel 1700, quindi in pieno barocco, dove vi era come aspirazione la ricerca della verità architettonica.

Nell’800, l'architettura acquisirà un valore etico e religioso sviluppandosi in funzione alla rappresentazione della civiltà cristiana ed alla nascita delle nazionalità attraverso il gotico e neogotico.
Il XX secolo si apre con la “dignità dell’architettura industriale” che entra a far parte dell’immaginario paesaggistico europeo grazie anche a W. Gropius attraverso la costruzione delle officine Fagus (1910-11) e i fabbricati dell'esposizione del Werkbund a Colonia nel 1914 creando così due tra i più significativi simboli dell'architettura contemporanea. Il ‘900, con le sue guerre e la voglia di cambiamento e rinascita, sarà architettonicamente in fermento attraverso ricerche e sperimentazioni, espressionismo, costruttivismo ed altre correnti che diventeranno delle vere e proprie scuole; la Bauhaus di Gropius, un vero e proprio laboratorio che ha visto i più grandi protagonisti dell’architettura e dell’arte moderna diventare docenti e allievi con l’obiettivo di ricucire un rapporto tra architettura, industria e artigianato.


Parlando di grandi maestri dell’architettura contemporanea, due sono quelli universalmente riconosciuti: F. L. Wright e Le Corbusier. Il primo a capo del movimento organico dove la natura entra in comunicazione con il costruito; il secondo, esponente massimo della corrente funzionalistica, dove la regola principe era la relazione geometrico-razionale.

L’architettura è da sempre quindi fusione di aspetti umanistici, tecnici e creativi, dove la razionalità umana si amalgama alla creatività, dove il contesto e la natura diventano oggetti per permettere il rapporto con l’uomo ed il suo benessere.

Per raggiungere questo equilibrio, l’architettura in alcuni suoi ambiti ha estremizzato le sue idee e le sue visioni come nel caso del decostruttivismo, in cui i concetti di stabilità e proporzione sono stati sostituiti da concetti quali frammentazione e dispersione. Esempi eclatanti sono il Museo Guggenheim di F. O. Gehry a Bilbao, il MAXXI di Zaha Hadid a Roma oppure il Museo della Cultura ebraica di Libeskind a Berlino. L’obiettivo del decostruttivismo è quello di creare relazioni urbane duttili e flessibili anche in contesti abbandonati, marginali o ritenuti non degni di essere abitati.


Dopo questo excursus storico, appare evidente come sia impossibile incasellare l’architettura in una sola definizione: si nutre di così tanti elementi che sfugge a qualsiasi categorizzazione. Per tornare alla domanda iniziale, dunque, non possiamo che far nostre le parole di Le Corbusier che, alla domanda “Cos’è l’architettura”, rispose in maniera eloquente: "La parola architettura è recente, il mondo ha passato millenni senza, adesso ci sono tanti architetti, siamo obbligati a proteggere la loro vocazione. Questo va bene ma se mi si chiede l'architettura dov'è rispondo: è dappertutto”.



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