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Il sondaggio geognostico

Il carotaggio come strumento di prevenzione e di progetto

Durante la progettazione, l’architetto si avvale della collaborazione di numerose figure professionali le quali, restituendo informazioni preziose, permettono all’architetto stesso di sviluppare una progettazione più minuziosa con l’obiettivo di raggiungere un risultato finale ottimale.

Una delle figure di cui ci avvaliamo è il geologo. Quest’ultimo, attraverso analisi approfondite, ci permette di verificare la reale resistenza di un terreno in caso in cui si debba costruire su di esso un edificio e successivamente capirne e calcolarne il suo futuro peso in proporzione. Uno studio specifico può risultare scontato o irrilevante invece, il controllo della stratigrafia del terreno, la sua formazione chimica e fisica è fortemente importante per la futura realizzazione sul terreno di edifici e strutture architettoniche.

Lo studio viene svolto attraverso il “carotaggio”, termine con cui si identifica l’attività in cui il geologo esamina il terreno e lo studia attraverso la sua perforazione estraendone campioni cilindrici, denominate proprio “carote”.



Il carotaggio avviene per mezzo di una speciale attrezzatura, di solito montata su carro cingolato, più raramente su ruote gommate, che perfora il terreno mediante un sistema di aste cave e che spinge nel sottosuolo un utensile denominato “carotiere”. Il carotiere è formato a sua volta da un cilindro avente alla base una corona tagliente, del diametro di 10 cm e di lunghezza 1,5 metri. Per far sì che avvenga la perforazione, un sistema meccanico solleva un peso, di solito in calcestruzzo, che sbattendo sulle aste metalliche, spinge il carotiere perforando di conseguenza il terreno (come visibile nel video).



Quest’operazione che ai più potrebbe sembrare semplice, risulta invece molto complessa poiché le perforazioni si spingono spesso a profondità di 30 metri dal piano campagna e per estrarre un cilindro di terreno così esteso e intatto c’è bisogno di una certa manualità e capacità. La difficoltà varia anche in base al tipo di terreno visto che ci sono quelli più morbidi come il sabbioso o ghiaioso o quelli più compatti e duri. Proprio per questo motivo bisogna preventivamente fare delle prove di forza sul terreno per verificare la consistenza e non rischiare di provocare danni alle macchine e al terreno stesso. Le macchine sono quindi manovrate da personale specializzato che definisce la quantità di spinta nel terreno e l’apporto di acqua adoperata per ammorbidire lo stesso.





Lo studio delle “carote” contribuisce dunque a comprendere svariati aspetti:

  • Consente di capire come poggiare un futuro edificio sul terreno, in modo tale da non commettere errori costruttivi che potrebbero a lungo andare compromettere persino la stabilità dell’edificio stesso;
  • Consente l’esecuzione di rilievi e di ricavare misure rispetto alle acque sotterranee;
  • Permette di prelevare campioni del terreno per poi studiarne le proprietà fisiche, chimiche e meccaniche dello stesso per successivi progetti e realizzazioni;
  • Restituisce informazioni sulla qualità idrogeologica e geotecnica del terreno e degli acquiferi presenti;
  • Consenti di rilevare evidenze visive e olfattive per comprendere la possibile presenza di inquinanti presenti nel terreno.


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